Cucinare a Km Zero

Quando si parla di ‘prodotti a km0’ o ‘filiera corta’ si fa riferimento a prodotti, solitamente generi alimentari, la cui vendita avviene in un’area distante pochi chilometri da quella di produzione.
Si tratta, quindi, di un’alternativa alla commercializzazione di alimenti tipica del sistema della grande distribuzione organizzata. A differenza della GDO, la filiera corta punta alla riduzione dei passaggi che altrimenti intercorrerebbero tra il produttore ed il consumatore determinando anche un netto abbattimento delle spese legate alla distribuzione e al trasporto.
I vantaggi derivanti dalla filiera corta sono notevoli e si evidenziano non solo nella riduzione di fattori legati ad inquinamento e riscaldamento globale, come l’emissione di anidride carbonica dovuta ai trasporti e l’impiego di imballaggi per la distribuzione, ma anche nella possibilità di acquistare prodotti nostrani, più freschi e di stagione, che non hanno perso le proprietà organolettiche a causa di lunghi viaggi.

Scegliere di acquistare generi alimentari a km0 è una scelta più sostenibile per l’ambiente, più economica ed in grado di valorizzare le realtà locali.

Il km0 diventa, pertanto, una prospettiva diversa con cui approcciarsi agli acquisti sposando una filosofia più ampia diconsumo critico in cui ogni consumatore è consapevole della necessità di operare una scelta, al momento dell’acquisto, che tenga conto di fattori diversi dalla mera propaganda pubblicitaria con cui le aziende possono sponsorizzare molti prodotti.
Mangiare a KM zero sta diventando una tendenza sempre più diffusa anche in Italia dove, accanto alla crescita di una coscienza ambientalista, sembra emergere anche il buon senso di trovare la qualità degli alimenti comprandoli vicino a casa.

D’altra parte, come sostiene Al Gore “E’ stato stimato che un pasto medio percorre più di 1.900 km per camion, nave e/o aereo, prima di arrivare sulla nostra tavola, quindi è molto più ragionevole comprare alimenti che non devono fare tutta quella strada perché ci vogliono più calorie di energia per portare il pasto al consumatore di quanto il pasto stesso provveda in termini nutrizionali, senza contare gli effetti sull’atmosfera e sui cambiamenti climatici provocati dall’emissione di gas ed effetto serra”.